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Autore Discussione: Situazione Chad  (Letto 2274 volte)
AndreaC
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« inserito:: Febbraio 02, 2008, 12:03:36 »

Reuters - da 30 minuti

N'DJAMENA (Reuters) - I ribelli del Ciad che combattono per rovesciare il presidente Idriss Deby sono entrati oggi nella capitale N'Djamena e si stanno dirigendo verso il palazzo presidenziale, ha detto una cittadina staniera che abita in città.
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"I ribelli stanno andando verso il palazzo e sono a due isolati di distanza. I ribelli stanno vincendo", ha detto la testimone in una email inviata da una ambasciata occidentale a N'Djamena, in cui aggiunge di udire diversi colpi d'arma da fuoco.
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AndreaC
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« Risposta #1 inserito:: Febbraio 02, 2008, 14:30:54 »

PISA - Saranno rimpatriati con aerei francesi i nostri connazionali presenti in Ciad. Lo ha dichiarato ad Agr Elisabetta Belloni, capo dell'unita' di crisi della Farnesina. La situazione nel paese si aggrava con il passare delle ore dopo che stamattina i ribelli sono entrati nella capitale N'Djamena, e ora minacciano il presidente Deby che si e' asserragliato nel palazzo presidenziale. (Agr)

Fonte Sito Web Corriere.it
« Ultima modifica: Febbraio 02, 2008, 16:37:51 da ugo » Registrato

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« Risposta #2 inserito:: Febbraio 04, 2008, 12:11:14 »

Dato che abbiamo aperto questo 3d sul Ciad, credo sia interresante come cultura generale saperne di più e conoscere la storia nella sua interezza, quindi posto la "scheda conflitto" del sito Peace Reporter. Buona lettura.

Ciad
Scheda Conflitto
   
 PARTI IN CONFLITTO
1960-1990: guerriglieri del Fronte di Liberazione Nazionale (FROLINAT) - musulmani del nord, appoggiati dalla Libia di Gheddafi - contro i governi cristiani sostenuti dalla Francia.

1990-1996: guerriglieri del Movimento per la Democrazia e lo Sviluppo (MDD) fedeli al deposto presidente Hissène Habré - radicati nel sud del Paese - contro il governo del presidente (e generale) Idriss Déby, sostenuto dalla Francia.

1997-2002: guerriglieri del Movimento per la democrazia e la giustizia in Ciad (MDJT), situati nel nord del Paese e sostenuti dalla Libia, contro il governo di Déby. Nel 1998 l’MMD e le Forze Armate per la repubblica federale (FARF) vengono integrate nel governo. Inoltre nel 1999 un cartello di 13 piccole gruppi d’opposizione al governo formano il Coordinamento dei movimenti armati e politici (CMAP). L'accordo di pace tra governo ciadiano e Mdjt viene siglato nel gennaio 2002 a Abidjan, ma si registrano scontri tra esercito e frange ribelli fino al 2004. Nel 2003 alcuni membri dell’ANR (Armée Nationale de Résistance), un gruppo ribelle nato nel 1995, hanno firmato un accordo di pace con il governo e sono stati integrati nelle forze armate nazionali.
 
Ottobre 2005-OGGI: formazione di due gruppi armati ribelli. Il Rdl (Rassemblement pour la Démocratie et la Liberté), i cui membri in buona parte provengono da elementi non smobilitati dell'ex Anr, e lo Scud (Socle pour le changement, l’unité nationale et la démocratie), formato principalmente da ex-militari che hanno disertato per forti disaccordi con il presidente Idriss Deby. Nell'autunno 2006 i due gruppi si sono fusi nel Fuc (Front Uni pour le Changement). 


VITTIME
Oltre 50 mila le vittime dal 1965.

RISORSE CONTESE
Il controllo politico dello stato è la maggiore risorsa contesa.
 
FORNITURA ARMAMENTI
Il governo riceve armi dalla Francia, dagli Stati Uniti e dall’Olanda. Nel 2000 il Ciad ha speso 4 milioni di dollari del fondo per lo sviluppo petrolifero del paese nell’acquisto di armi per combattere la guerra civile. Si sospetta che i ribelli ricevano aiuti dal governo sudanese, anche se non vi sono prove certe a sostegno di questa tesi.

SITUAZIONE ATTUALE
 La diserzione di poche decine di soldati ciadiani nell'ottobre 2005 non è stata presa sul serio da parte delle autorità ciadiane. Ben presto però ai disertori si è aggiunto un consistente numero di ufficiali e stretti collaboratori del presidente Deby, che si trova sempre più isolato dal resto della comunità Zaghawa, che ha le redini del controllo politico e militare del Paese. I disertori dello Scud si sono uniti al Rdl e a novembre 2005 hanno lanciato una pesante offensiva contro Adre, città al confine con il Sudan, che ha provocato la morte di centinaia di combattenti tra ribelli e soldati. Il presidente Deby accusa il governo sudanese di sostenere i ribelli ed è arrivato a dichiarare lo "stato di belligeranza" tra i due eserciti. Nonostante la firma di numerosi trattati di cooperazione, i due stati continuano ad accusarsi a vicenda. La situazione al confine resta molto tesa, anche per la presenza dei gruppi ribelli darfurini. Ad aprile 2006, i ribelli sono avanzati fino alle porte della capitale N'Djamena, prima di venire respinti dopo una battaglia durata ore e costata la vita a centinaia di persone. Gli uomini del Fuc sono poi tornati all'attacco ad ottobre 2006, spingendosi fino alla località centrale di Am Timan, dove sono stati nuovamente sconfitti dalle Forze Armate ciadiane. Il fronte di guerra si è quindi spostato nuovamente lungo il confine con il Sudan, dove i ribelli si rifugiano nei momenti di difficoltà. Nella zona operano anche le milizie Janjaweed provenienti dal Darfur, che sconfinano spesso in territorio ciadiano per attaccare i civili e i ribelli darfurini del National Redemption Front. 
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« Risposta #3 inserito:: Febbraio 06, 2008, 21:29:28 »

"N'DJAMENA (Reuters) - Il governo del Ciad ha il totale controllo della capitale N'Djamena e del Paese, ha detto oggi il presidente Idriss Deby, nella sua prima apparizione pubblica dopo gli scontri con i ribelli nel fine settimana, che secondo Medici senza frontiere (MSF) hanno lasciato sul terreno oltre 100 morti
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"Abbiamo il controllo totale della situazione, non solo nella capitale, ma anche nell'intero Paese", ha detto Deby in una conferenza stampa a N'Djamena. "I complici locali sono stati catturati, alcuni sono scappati, altri se ne sono andati coi mercenari", ha aggiunto.

Secondo MSF, oltre 100 civili sono rimasti uccisi negli scontri tra ribelli e forze governative, mentre 700 sono rimasti feriti.

"Nei tre principali ospedali della capitale abbiamo contato 100 civili morti... e siamo vicini a 700 feriti", ha detto Guilhem Molinie, capo della missione di Medici senza frontiere in Chad, aggiungendo che è molto probabile che il bilancio delle vittime salga rapidamente, con la Croce Rossa che sta ancora raccogliendo cadaveri.

Deby ha detto che la Francia non è stata direttamente coinvolta negli sforzi militari per portare sotto controllo l'offensiva dei ribelli, che ha accusato il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir di sostenere.

"Al-Bashir ha saccheggiato il suo Paese. Invece di lanciarsi in avventure che minacciano la stabilità della regione, dovrebbe usare il suo denaro per risolvere la crisi in Darfur", ha detto Deby.

MINISTRO FRANCESE MORIN IN VISITA

Il ministro della Difesa francese è volato oggi in Ciad per dare sostegno al presidente Deby, sopravvissuto agli assalti dei ribelli nella capitale avvenuti nel fine settimana.

La visita del ministro Herve Morin è arrivata subito dopo che la Francia ha annunciato il suo appoggio al presidente della sua ex colonia, dove la potenza europea mantiene ancora un contingente di 1.000 soldati e una base di aerei militari.

Deby è al potere da oltre 18 anni e questa non è la prima volta che si trova a dover affrontare tentativi di spodestarlo dalla guida del Paese produttore di petrolio.

Dopo essersi assicurato l'appoggio del Consiglio di sicurezza dell'Onu, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha detto ieri di essere pronto ad intervenire contro i ribelli, che le autorità ciadiane dicono essere supportati dal vicino Sudan. Khartoum nega invece qualsiasi coinvolgimento nel tentativo di colpo di Stato.

Il governo di Deby sostiene di aver sconfitto una coalizione di ribelli formata da tre gruppi principali che hanno preso d'assalto la capitale arrivando dal confine orientale con la regione sudanese del Darfur.

Ma i ribelli, che accusano il presidente - lui stesso arrivato al potere con un colpo di Stato - di essere un dittatore corrotto, hanno detto che la loro ritirata di domenica era solo una mossa tattica e che presto torneranno a colpire."


Però sti francesi... appoggio spudorato  Shocked
« Ultima modifica: Febbraio 06, 2008, 21:31:26 da AndreaC » Registrato

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« Risposta #4 inserito:: Febbraio 07, 2008, 11:26:17 »

Dalle prime stime effettuate si calcola che da sabato circa 20mila persone abbiano attraversato il confine entrando in Camerun.
Un alto numero di persone presenti a Kousseri è ospitato da parenti, mentre altri hanno trovato rifugio all'interno di scuole ed altri ancora soggiornano nei pochi alberghi della città. Tra i 6mila ed i 7mila rifugiati sono ospitati in un centro di transito situato vicino al ponte. Il team dell'UNHCR afferma che queste persone sono le più vulnerabili dal momento che hanno trascorso le ultime notti all'aperto.
L'Alto Commissario António Guterres ha fatto appello a tutti i contendenti affinché siano rispettati i principi umanitari e ha espresso crescente preoccupazione per la sorte di centinaia di migliaia di persone rifugiati e sfollati in tutto il paese.
Fonte UNHCR
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« Risposta #5 inserito:: Febbraio 07, 2008, 11:39:37 »

Crisi in Ciad
   07/02/2008 
 

Parigi appoggia Deby, ma in Camerun è emergenza sfollati
Sara Milanese

 
In migliaia hanno lasciato N’Djamena per rifugiarsi in Camerun e Nigeria, inascoltati per ora gli appelli a rientrare lanciati dalle autorità ciadiane. Dopo un iniziale cautela, la Francia ha sciolto le riserve e ha deciso di appoggiare il presidente Deby. Ma tutto ha un prezzo. 



“N’djamena è sicura: i cittadini possono tornare” è l’appello che le autorità del Ciad stanno ripetendo da mercoledì mattina alle decine di migliaia di persone che hanno lasciato la capitale a causa dei violenti combattimenti tra esercito e ribelli per rifugiarsi in Camerun, o in Nigeria.

Secondo i vertici militari la città sarebbe tornata tranquilla; il contestato presidente Idriss Deby, mercoledì pomeriggio, nella prima conferenza stampa dopo gli scontri, ha annunciato di avere riconquistato il controllo del potere. In effetti i ribelli si sono ritirati dalla capitale, ma sarebbero rimasti nei dintorni della città, sospesi tra la minaccia di un nuovo attacco e la proposta di un cessate il fuoco lanciata dai mediatori dell’Unione africana. Nonostante la parziale apertura da parte del fronte dei ribelli, forte del ritrovato appoggio francese, il presidente Deby ha finora rifiutato ogni accordo.

L’iniziale cautela di Parigi, allo scoppio degli scontri, ha trovato una motivazione: l’appoggio francese ha Deby ha un prezzo, quello della grazia ai 6 cooperanti francesi condannati dal Ciad ad 8 anni di lavori forzati per truffa e tentato rapimento di bambini. Grazie ad un accordo bilaterale tra i 2 paesi, i francesi sono già rientrati in patria per scontare la pena, ed hanno ottenuto l’annullamento   dei lavori forzati. Mercoledì mattina a N'Djamena è infatti arrivato il ministro francese per la difesa Hervé Morin, che, dopo aver incontrato Deby, ha lanciato un avvertimento ai ribelli, minacciando misure più decisive in caso di un loro nuovo attacco. Un avvertimento che in realtà non è chiaro: per intervenire militarmente le pattuglie francesi hanno bisogno del via libera dell’Onu, cha la momento si è solo limitato a condannare gli atti dei ribelli a parole.

Intanto nella capitale sono iniziate le operazioni di raccolta dei cadaveri: la Croce Rossa parla di almeno 100 morti, ma non è ancora una cifra ufficiale, il numero di vittime potrebbe essere molto più alto.
 
A Koussery, cittadina camerunese al confine con il Ciad dove si stanno ammassando gli sfollati da N’Djamena, abbiamo raggiunto Matteo Cantoro, cooperante responsabile dei progetti in Ciad e Camerun dell’Ong Acra.
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